La prima Leopolda mi trovò partecipe: era il tempo dei “rottamatori” che intendeva inaugurare una nuova fase della politica italiana. Nella successiva ho trovato una simpatica giovanile baldanza che, però, per motivi anagrafici, mi ha fatto sentire un estraneo. Non so quanto deformate dai commenti giornalistici, mi sono sembrate una sorta di cahiers de doléance dei giovani che il tam tam mediatico traduce in una sorta di “processo” agli anziani. Ora, è vero che se i giovani lavorano in modo precario e accumulano pochi contributi ciò rischia di ripercuotersi negativamente sulla loro futura pensione ma di questo hanno colpa gli attuali pensionati? Credo proprio di no; penso invece che il vero problema sia che oggi si razionalizzano le spese tagliando posti di lavoro invece di incidere su altre fonti di sprechi, di disincentivare in modo drastico l’evasione, di eliminare aree di privilegio. I problemi dei giovani sono gravi. Mi sembra però che si sia innescata una certa polemica generazionale “nel senso che voi avete avuto troppo e noi (giovani) troppo poco”. Ad inasprire il dissidio generazionale, contribuisce anche una sorta di ”futurologia”. I media riportano una estrapolazione del Presidente dell’Inps Boeri sulle pensioni che ci saranno, tra 40 anni, che saranno più basse e con età pensionabile assai più alta. Ma che senso ha fare estrapolazioni tanto lontane anni quando ci sono da risolvere i problemi di oggi? Tra quarant’anni ci saranno ancora gli stati nazionali? Ci sarà ancora l’Europa? Ci sarà ancora il lavoro quale oggi lo conosciamo? Ci sarà ancora l’Inps? Tornando ai rapporti generazionali mi domando perché, per liberare i posti di lavoro non si proponga di eliminare (subito e senza eccezioni) i doppi incarichi e i doppi lavori sulla base del principio che “tutti siamo utili e nessuno indispensabile”?. Perché alla Leopolda non si chiede a gran voce di aprire spazi ai giovani, che sono motivati, preparati? Temo che non avverrà perché da tempo è in atto una campagna ideologica contro gli anziani. Chi di noi ha lavorato 39-40 anni facendo turni di giorno e di notte con lavori spesso stressanti o faticosi, adesso con il piano Boeri – stoppato ma non smentito dal governo- sente dire che non merita la pensione che le leggi vigenti assegnano.
(Fonte: tratto dall'articolo)