Le alterazioni del gusto, sono condizioni che possono esporre sopra gli 80 anni al rischio di malnutrizione sia per difetto (denutrizione) sia per eccesso (sovrappeso o obesità).
Nonostante questi disturbi impattino anche sulla qualità della vita, sono spesso sottovalutati. Capita spesso, infatti, che con l’avanzare dell’età si arrivi a un momento in cui non si cerca più un cibo con un buon sapore, ma semplicemente un cibo che abbia un qualsiasi sapore.
«Quando parliamo di gusto ci riferiamo ai cinque gusti di base, quindi acido, amaro, dolce, salato, umami», esordisce Simona Bo, professore associato di Nutrizione clinica all’Università di Torino, che ha affrontato questo delicato tema all’ultimo Congresso nazionale della Società italiana di nutrizione umana. «Ma gusto non è sinonimo di sapore in quanto quest’ultimo è un’esperienza sensoriale complessa che include anche gli altri sensi: olfatto, tatto, vista e udito. L’Agenzia italiana del farmaco segnala che il 75% degli eventi avversi delle terapie farmacologiche è rappresentato dall’alterata percezione del gusto», prosegue l’esperta.
Cosa fare? A volte bastano piccoli accorgimenti, come cambiare il tipo di posate o imparare ad arricchire le pietanze con le spezie per aiutare l’anziano a riprendere a mangiare con più gusto. «È importante mantenere una corretta idratazione per permettere alle molecole degli alimenti di sciogliersi e raggiungere i bottoni gustativi che sono gli organi del gusto contenuti all’interno delle papille gustative. Infine, masticare lentamente agevola il rilascio dei sapori e una maggiore produzione di saliva, concorrendo a migliorare la percezione del gusto».
(Sintesi redatta da: Righi Enos)