Da tutti gli studi pubblicati negli ultimi 20 anni nel mondo, l’attività fisica risulta essere un’alleata contro il rischio di sviluppare la malattia di Parkinson, al contrario del lavoro intellettualmente impegnativo. Questa indicazione non è la sola che emerge dallo studio sviluppato dall’Accademia Limpe-Dismov e la Fondazione Limpe per il Parkinson, che hanno esaminato circa 800 studi con conclusioni che saranno presentate il 25 novembre, Giornata Nazionale Parkinson.Tra i maggiori fattori di rischio ci sono traumi cranici, disturbi del comportamento nel sonno e quelli dell’umore, sesso maschile, stipsi e, con valenza minore, la familiarità. Inoltre è emerso che anche l’attività lavorativa intellettualmente impegnativa è tra i fattori di rischio, forse perché solitamente permette poca attività fisica e minore esposizione all’aperto (entrambi fattori “protettivi”). Invece i fattori che risultano associati alla riduzione del rischio di Parkinson sono, oltre all'attività fisica, l’uso di statine (farmaci per il controllo dei livelli di colesterolo), l’ipertensione (poiché i parkinsoniani hanno la pressione bassa), il consumo di caffè e il fumo di sigarette, anche se di recente i ricercatori dell’Università dell’Oregon l’hanno segnalata come fattore di rischio per forme di Parkinson con declino cognitivo. E’ comunque iniziato un nuovo studio su mille pazienti e mille soggetti di controllo per valutare tutti insieme i fattori di rischio e protettivi nella stessa popolazione di malati.
(Sintesi redatta da: Balloni Flavia)