Il tasso di occupazione della fascia tra i 15 e i 34 anni è passato dal 50,3% del 2008 al 41% del 2018, mentre, al contrario, nello stesso periodo per effetto delle riforme previdenziali, la fascia tra i 55 e i 64 è passata dal 34,3% al 54,7%. Una "staffetta generazionale" al contrario, come emerge dallo studio Istat «Invecchiamento attivo e condizioni di vita degli anziani in Italia», che non sa valorizzare appieno le competenze degli anziani e che propone soluzioni inadeguate ai giovani.
L’equazione per cui un pensionamento (magari anticipato) vale un’assunzione (rilanciata recentemente anche dal premier Giuseppe Conte in occasione degli Stati Generali) si è rivelata scorretta soprattutto perché, spiega l’Istat, «gli occupati di diversa età non sono omogenei per esperienza, capacità e settore d’impiego». I settori che mostrano un fabbisogno maggiore di "entrate" non solo quelli che pensionano, che magari invece hanno l’esigenza opposta, quella di ridurre il personale. Prendendo come anno di riferimento il 2018, pur in presenza di un saldo positivo tra entrate e uscite, sono pochi i settori con un ricambio equilibrato. Per il resto, ci sono settori dove si registrano pochissime entrate e molte uscite (la Pubblica Amministrazione, l’istruzione), mentre le assunzioni si concentrano soprattutto alla voce alberghi e ristorazione, servizi alle imprese, commercio e altri servizi.
(Sintesi redatta da: Linda Russo)