Si dice comunemente che l’energia sia una caratteristica dei giovani. E che questi dovrebbero avere un po’ il monopolio dei sogni e dei progetti per il futuro. Ma naturalmente non è così. Ho appena chiuso una riunione di persone diciamo in là con l’età, in mezzo alle quali il mio mezzo secolo faceva precipitare sensibilmente la media. Pensionati, per lo più. Silver age. Stiamo progettando quella che in linguaggio Caritas è un’opera-segno, cioè un servizio emblematico e significativo, in grado di rappresentare un richiamo forte e concreto alla solidarietà e alla dignità di tutti. In questo caso si tratta di un emporio solidale. Che cos’è un emporio solidale? L’ultimo Rapporto nazionale Caritas lo definisce “un punto di distribuzione al dettaglio completamente gratuito, realizzato al fine di sostenere le famiglie in difficoltà attraverso l’aiuto alimentare e l’accompagnamento relazionale per favorire il recupero della propria autonomia; le persone accedono al servizio con dignità e responsabilità, potendo scegliere liberamente i prodotti a disposizione, usufruendo di una tessera personale caricata con punteggio a scalare”. Attorno a questo progetto si stanno addensando le energie migliori e i sogni di Renato, Sandro, Elio, Pierambrogio, Giuseppe e un altro pugno di volontari che dedicano il loro tempo nei centri d’ascolto del territorio. Mi piace l’energia che gira in questo drappello di volontari: sono orgogliosi e gelosi del loro “stile” e dei loro valori ma al contempo hanno voglia di mettersi in gioco per innovare le tradizionali modalità con cui si approcciano agli “utenti” dei loro centri.
(Fonte: tratto dall'articolo)